Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"

 

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL LIBERO PENSIERO "GIORDANO BRUNO" 

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Pedofilia clericale e sindrome narcisistica 

 

 

Per spiegare gli abusi sessuali sui minori del clero cattolico si ricorre di solito al nesso tra repressione sessuale e castità obbligatoria. E certamente pesa. Ma bisognerebbe scavare più a fondo,  su una dinamica strutturale al cattolicesimo: la dipendenza dal prete di ogni fedele. Un ruolo che forse alimenta proprio i meccanismi  psichici di quel delirio di onnipotenza, che costituisce la radice profonda del narcisismo pedofilo.

di Carlo Anibaldi

 

Ratzinger formulò una curiosa teoria che, per la posizione occupata allora nella gerarchia ecclesiastica,  negli USA gli sarebbe valsa un’accusa di “favoreggiamento oggettivo” nei confronti di atti criminali particolarmente odiosi. Lo stato d’accusa non fu mai formalizzato, non tanto perché divenne capo della chiesa cattolica di Roma, ma in quanto capo di uno Stato straniero, il Vaticano. La legge americana infatti non consente di portare in giudizio presidenti, re, sultani e papi.

In sintesi la teoria di Ratzinger, che doveva suonare come legge per le chiese di mezzo mondo, voleva che la percentuale di pedofili tra i preti fosse uguale a quella della popolazione generale, 1 – 6%, e che dunque fosse ingiustificato ogni intervento dei media su una non notizia. Dunque la “linea politica” suggerita era quella di allontanare dai media i casi di pedofilia nelle parrocchie.

Repressione e narcisismo

 Altra “linea” assai discutibile è, sul fronte opposto, quella che individua nel celibato  la causa della percentuale nient’affatto “normale” dei preti pedofili. Non sta in piedi questa teoria, nemmeno dal punto di vista scientifico, oltre che di buon senso. La repressione sessuale infatti conduce alla trasgressione, ad infrangere le regole di castità e i voti connessi, ma non si vede come e perché dovrebbe tradursi in comportamenti pedofili, quasi fosse cosa ovvia quella di considerare i bambini e gli adolescenti come oggetti di attenzione sessuale.

In realtà la pedofilia non è una, seppur odiosa, opzione sessuale, una sorta di tendenza da assimilare, come qualcuno ha fatto, all’omosessualità, ma un vero disturbo narcisistico della personalità, una fissazione all’età infantile, preadolescenziale, della crescita evolutiva.

Delirio di onnipotenza...

Tuttavia la questione è più complessa, poiché a fermarsi a questa definizione, i pedofili dovrebbero essere milioni. Bisogna allora considerare gli aspetti sado-masochistici di questi individui fissati ad uno stadio preadolescenziale della personalità. Il pedofilo infatti “controlla” le vittime in virtù, se così si può dire, di una influenza gerarchica e della possibilità di far valere, nel rapporto, la sua posizione di adulto in una relazione asimmetrica. Altro aspetto di questa asimmetricità è l’assoluta indifferenza all’altro, nel senso che il piacere è considerato a senso unico; siamo dunque nella regione oscura del delirio di onnipotenza, che trova analogie forse solo nello stupro.

Il circolo omertoso

La percentuale di preti pedofili è nettamente superiore a quella del resto della popolazione, di altre professioni o missioni che dir si voglia, e allora dobbiamo dire di più sulla natura e il percorso delle vittime e dei carnefici. Gli uni e gli altri giocano la partita sullo stesso campo, ristretto, protetto.

Il pedofilo prete era un seminarista, vale a dire un adolescente confuso, senza identità sessuale, soggetto all’autorità, un individuo che la morale cattolica insegna a valutare come il “perfetto cristiano”.

Raramente, o forse mai, nella formazione cattolica di un prete si parla di responsabilità personale o di libere decisioni, quelli sono comportamenti adulti, i cattolici invece possono solo osservare, seguire, credere,  aderire, obbedire, confessarsi, pentirsi, ecc.  In definitiva il perfetto cattolico è visto come un sottomesso all’adulto; perfino l’ostia consacrata viene ai cattolici dalla mano del prete, come il cibo dalla mano amorevole della mamma.

Un riscontro a questo ragionamento lo troviamo nel singolare comportamento dei preti pedofili. Costoro non dissimulano o vanno a compiere le loro nefandezze in luoghi lontani dal proprio ambiente, ma, al contrario, ritengono il proprio ambiente assai protetto e naturale scenario di un rapporto che ritengono “normale”, per la ragione che è il medesimo della propria adolescenza di seminaristi, dove la sottomissione era la regola. Immaginate il loro stupore quando, anche dopo molti anni, le loro vittime denunciano e portano alla luce del sole questi fatti, sono increduli poiché la delazione non fa parte del contratto di riservatezza fra autorità e sottomesso.

La logica della sottomissione

Possiamo quindi concludere che al di là di ogni altra considerazione, la concomitanza di un disturbo narcisistico della personalità con un substrato culturale assai particolare come quello di un ex seminarista, tende alla fine a considerare come normale la metafora incredibile del cattolico perfetto: sottomesso, silenzioso, timoroso, fiducioso che ciò avvenga per il suo bene. La trasposizione di questo ‘sentire’ sulle vittime avviene, in questo contesto, in modo più che naturale, direi consequenziale, tanto da non considerare nemmeno censurabili questi comportamenti, se non dopo mesi di grancassa mediatica, ritenuta ingiusta anch’essa, ovviamente.

 

 

 


 

 

 

 

 


 

 


 

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