Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"

 

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL LIBERO PENSIERO "GIORDANO BRUNO" 

Fondata nel 1906

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Piazza Tahrir, cronaca di stupri quotidiani
Umberto Di Giovannangeli

L’altra faccia di Piazza Tahrir. Quella sporca, impresentabile. La faccia della violenza contro le donne. Venerdì scorso, durante una manifestazione, una donna è stata aggredita e ferita ai genitali con un’arma da taglio. Non è stata l’unica a essere attaccata in questo modo. Altre donne sono state umiliate, denudate e stuprate, in mezzo alla gente. Branchi di uomini, raccontano gli attivisti dell’Operazione antimolestie sessuali, si divertivano a circondare le donne, a palpeggiarle e a penetrarle con le dita. Secondo un’altra organizzazione, Tahrir Bodyguard, le aggressioni sono state almeno 25. Almeno sei manifestanti hanno dovuto ricevere cure mediche. È possibile che si tratti di balordi pagati per infiltrarsi nelle manifestazioni e attaccare le donne, tanto le egiziane quanto le straniere, meglio se giornaliste: in quel caso, farà più scalpore. Certo, sono tanti e succede con regolarità. Riflette Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia: «Che si tratti di provocazioni o che vi sia nella società egiziana, e dunque anche nel movimento rivoluzionario, una componente profondamente misogina, alimentata dalla totale impunità di cui godono gli aggressori, anche quando sono pubblici ufficiali, il risultato è quello di allontanare le donne dalle piazze e, più in generale, dalla possibilità di prendere parte alle decisioni sul futuro dell’Egitto. Non credo che il principale obiettivo del presidente Morsi e dei Fratelli mussulmani sia garantire la loro incolumità».
SENZAPAURA 
Contro tutto questo, le attiviste continuano a tenere alta la testa, a organizzarsi e a denunciare, come fa il movimento Nazda. Perché, scrive una sopravvissuta alla violenza sessuale a Tahrir, quando una donna viene aggredita, viene aggredito tutto il Paese. La dinamica è sempre la stessa: un gruppo di uomini circonda una donna e comincia a spogliarla e a palpeggiarla. La donna aggredita è poi abbandonata nuda per strada. Nei casi più gravi ha subìto uno stupro o è stata ferita con armi da taglio. Per combattere questa pratica gli attivisti si sono organizzati in gruppi per fornire alle vittime assistenza medica, legale e psicologica. Uno di questi è l’Operation anti-sexual harassment, che il 25 gennaio ha registrato diciannove casi di violenze in cui le donne erano state spogliate e violentate in pubblico. «È stata una delle peggiori giornate di cui siamo testimoni », ha detto al Guardian Leil-Zahra Mortada, portavoce dell’organizzaziodell’organizzazione. «Tra gli attivisti ci sono donne che in passato hanno subìto violenze. Pur conoscendo il pericolo a cui vanno incontro, si mettono lo stesso a disposizione», scrive Tom Dale del sito Egypt Independent, che ha assistito personalmente a un attacco durante le manifestazioni di venerdì. «Stavo camminando in un’area della piazza dove di solito viene posizionato il palco e, trenta metri più avanti, ho visto formarsi un crocicchio di persone con al centro una donna che urlava. Ho cercato di avvicinarmi. Quando l’ho vista era completamente nuda e terrorizzata. Era difficile avvicinarsi perché molti di quelli che dicevano di volerla aiutare erano in realtà i suoi aggressori», racconta il giornalista. Il racconto di Dale è simile a quello che una vittima ha scritto per il sito del gruppo femminista Nazra ed esperienze simili sono state raccolte su Twitter da @TahrirBodyguard, un’altra organizzazione in difesa delle donne. «Mi vergogno per l’Egitto, il Paese in cui vivo da ormai dieci anni», scrive Ursula Lindsey sul blog The Arabist. «Questi atti dobbiamochiamarli per quello che sono: stupri di gruppo. Non corrispondono alla mia esperienza dell’Egitto, dove le continue molestie e la misoginia sono sempre state bilanciate da una sensazione generale di sicurezza». Drammatica è il resoconto di uno stupro di gruppo pubblicato sul sito www. Nazra.it dalla donna che ne è stata vittima, nel novembre 2012. La donna racconta di essere scesa in piazza per protestare e di aver perso di vista l’amica a causa dei lacrimogeni sparati dalla polizia. Più tardi, quando gli effetti del gas si erano consumati, la donna ha intravisto l’amica circondata da centinaia di uomini che la spogliavano e assalivano. Dopo aver provato, invano, ad aiutarla, è stata spinta a terra divenendo lei stessa oggetto dell’attenzione dei violentatori che, dopo averla separata a forza dagli amici, l’hanno portata in una strada appartata e denudata. Quando è riuscita a scappare e rifugiarsi nell’androne di un palazzo, il portiere si è rifiutato di lasciarla entrare e così è stata raggiunta di nuovo. A quel punto ha sentito qualcuno in mezzo ad un gruppo di giovani dire: «La prendiamo e poi uno alla volta, ragazzi... ». Dopo essere sfuggita di nuovo ed esserle stata rifiutata la protezione sia in un caffè che in un negozio di elettrodomestici, la donna è stata «salvata» da uno dei suoi violentatori che ha deciso di farle da scudo e portarla finalmente all’ospedale. «Quando ho sentito storie come la mia ripetersi nelle ultime manifestazioni ho deciso di parlare», scrive la donna. «Il regime ha usato per anni la violenza sessuale contro le donne come arma. È una piaga sociale, non solo politica ». Nihal Zaad Zaghloul ha 26 anni e ha subito molestie da parte di un gruppo di uomini in piazza Tahrir. «Toccavano ogni centimetro del mio corpo... sentivo decine di mani sul mio seno e nelle mie parti intime - racconta -. Anche dopo essermi allontanata e aver trovato rifugio dietro una catena umana di persone unitesi per difenderci, era il caos totale. C’erano ancora uomini che cercavano di toccarmi. Ero terrorizzata non riuscivo a vedere i miei amici, non potevo uscire. Ero bloccata...». Non è chiaro chi siano i responsabili delle violenze sessuali, ma secondo Operation anti-sexual harassment, sono commesse da chi si oppone alle proteste. «Si tratta di attacchi organizzati perché capitano sempre negli stessi angoli di piazza Tahrir e seguono lo stesso schema», sostiene Mortada. Secondo un rapporto del 2008 redatto dall’Egyptian centreforwomen’srights, l’83 per cento delle egiziane ha subìto molestie sessuali. Il problema è reso più grave dal fatto che i colpevoli raramente sono puniti. «Non possiamo più accettare che succeda», dichiara un esponente di TahrirBodyguard, secondo cui gli attacchi derivano da una cultura maschilista dominante: «Dobbiamo affrontare il problema non solo al Cairo, ma in tutto l’Egitto».

 
L'Unità, 3 febbraio 2013

 

 

 












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