Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"

 

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL LIBERO PENSIERO "GIORDANO BRUNO" 

Fondata nel 1906

Aderente all' Union Mondiale des Libres Penseurs - International Humanist and Ethical Union

Presidenza nazionale e Presidenza sezione di Roma - Coordinamento Web :

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Torino

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Il bue e il Grillo


di Marco Travaglio *


Grillo non mi piace quando dice che bisogna uscire dall’euro, perché temo che tornando alla lira saremmo capaci di uscire non solo dall’Europa, ma anche dall’Africa. Grillo non mi piace quando dice che i programmi tv sono tutti uguali, perché Report non è uguale a Porta a Porta e perché Santoro, con Servizio Pubblico, ha fatto esattamente quel che lo stesso Grillo suggeriva da anni: uscire dal regime Raiset e mettersi in proprio,finanziato da editori puri (come il Fatto) e dal pubblico. Grillo non mi piace quando attacca Gian Carlo Caselli per gli arresti dei (pochi) violenti in Valsusa. Grillo non mi piace quando dice che, se pagassimo tutti le tasse, i partiti ruberebbero il doppio, perché milioni di lavoratori dipendenti e pensionati sono costretti a pagarle tutte, le tasse,anche per chi non le paga, e anche se poi i partiti si rubano tutto. Invece Grillo mi piace per tutte le altre battaglie con cui si è imposto negli ultimi anni come soggetto politico fino a toccare il 7 per cento (forse sottostimato) nei sondaggi, candidando ragazzi puliti e impegnati che si stanno comportando benissimo in vari consigli comunali e regionali. Ma mi piace anche quando non rinuncia al gusto della battuta e del paradosso. Qualche anno fa, a proposito credo di Andreotti, disse che la politica s’era infiltrata nella mafia e l’aveva corrotta. Era una splendida battuta,che valeva più di tanti editoriali e di tanti saggi, anche perché nessuno si sognò di prenderla alla lettera. L’altro giorno a Palermo, almeno a leggere i giornali ei commenti sdegnati (persino di Fiorello), l’ha detta grossa: “La mafia non uccide, lo Stato sì”. I parenti delle vittime di mafia, appositamente fuorviati dalla disinformazione, sono insorti, e giustamente. Se Grillo avesse davvero detto che la mafia non uccide,avrebbero avuto ragione da vendere. Ma, per fortuna,non l’ha mai detto. Ha azzardato un altro paradosso. Prima ha osservato che “un governo di transizione avrebbe dovuto fermare il debito pubblico e mettere un taglio alle pensioni d’oro, massimo 5 mila euro, e il resto investirlo per trattenere i nostri giovani ricercatori che fuggono all’e s t e ro ”. Poi ha aggiunto:“La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente: gli prende il pizzo del 10%. Qui la mafia (intesa come il governo che porta molti imprenditori e lavoratori al suicidio, ndr) strangola le proprie vittime”. Il senso della provocazione era chiarissimo, e lo stesso Grillo l’ha precisato ieri sul blog per i duri di cervice: “La mafia ha tutto l’interesse a mantenere in vita le sue vittime. Le sfrutta, le umilia, le spreme, ma le uccide solo se è necessario per ribadire il suo dominio nel territorio. Senza vittime, senza pizzo e senza corruzione come farebbe infatti a prosperare? La finanza internazionale non si fa di questi problemi. Le sue vittime, gli Stati, possono deperire e morire. Gli imprenditori possono suicidarsi come in Grecia e in Italia. Spolpato uno Stato, si spostano nel successivo”.Eppure ai partitanti di destra, centro e sinistra non è parso vero di potergli dare, oltreché del demagogo,antipolitico, fascista, nazista, anche del mafioso. Manca soltanto piduista, ma ci arriveremo. Ma dai,siamo seri: chi ha ospitato e rilanciato sul blog e in varie manifestazioni le battaglie delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino? Chi, quando non ne parlava nessuno, ha denunciato le trattative Stato-mafia? Chi ha difeso i magistrati di frontiera? Grillo. Prima di dargli del mafioso, il Pdl pensi all’“eroe” Mangano e a tutti i mafiosi e amici dei mafiosi che B. ha portato in Parlamento fino alle più alte cariche. Bersani pensi al compagno Crisafulli, filmato da una telecamera nascosta mentre abbracciava affettuosamente il boss Bevilacqua, dunque senatore Pd, e al compagno Lombardo, inquisito per fatti di mafia dunque alleato del Pd. E il Terzo Polo pensi ai suoi Cuffaro e Romano. I classici buoi che danno del cornuto al Grillo.






* Il Fatto Quotidiano, 1 maggio 2012


 

























Stamattina mi sono alzato ("...o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao...") alle 5:15, a Firenze, da un letto di ferrotel dopo una notte insonne a causa di un fastidioso rumore probabilmente in sincrono con la mia presenza lì.
Rosetta (della mensa, della sera prima) e marmellata (del vicino negozio alimentari) chè bar aperti nemmeno a dirne, a quell'ora.
Caffè "automatico" e via all'Osmannoro.
Dall'auto che ci traghettava nell'Ade, si rimirava una Firenze sonnacchiosa e bruttina, e piovosa, non quella lustra delle cartoline.
Dentro sto' catorcio musica a palla. Avrei voluto chiedere un cincinin di Mozart ma pensavo già all'altrui "buuh allo snob" ed ho desistito, tetragono allo scorno, ed alla plebaglia indifferente.
Oggi, tuttavia, è un giorno doppiamente speciale, nel senso che oggi, a condurre il treno eravamo in due macchinisti, cosa rara quanto un sorriso di Moretti che non sia stato ghigno per polpetta al cumino ingerita o ferroviere oltraggiato o, peggio, "Viareggio" vilipesa.
Ed allora, come non succede oramai più, io ed il mio "socio di giornata" ci siamo ubriacati di parole, mentre i segnali verdi della linea ci passavano ai fianchi come sinuose leghiste, sirene omaggianti pel nostro diletto.
Giunto a Livorno (lo dico innanzitutto a quanti di voi sparlano - ben titillati da certa stampa - sull'orario di lavoro dei macchinisti: oggi è stata una giornata particolare, breve poichè festiva, ma domani si ricomincia alla grande!) vado subito a comprare un mix di pastarelle mignon per festeggiare la Resistenza.
A casa preparo il pane (il pane!), tutto biologico e pastamadre, poi mi preparo per la prima edizione della "Corsa di Resistenza", 15,14 Km. Il tutto parte dalla piazza della Vittoria (mi sento un abituè) di fronte. Attraverso mezza città e giungo nella campagna di periferia, sulla via Emilia. ....
E' una magnifica giornata di sole sulla costa, corroborata da un venticello niente male che stuzzica l'appetito e conforta dalla fatica della corsa. A chi incrocio rivolgo il pugno chiuso, alzato, alla Sollier per intenderci. Ne ricevo mugugni o mezzi bofonchi tipo "vaffa" o giù di lì.
A metà strada è tempo di ritornare sui propri passi e giungo, quindi, ancora in piazza della Vittoria, ma qui il programma prevede di andare oltre.
Così mi spingo fino al vicino monumento ai Partigiani Livornesi Caduti.
E' un attimo. Fermo me ed il mio Garmin (e forse anche il cuore, con vantaggio per la respirazione che sembrava irrimediabilmente perduta!), e mi ricompongo alla bell'e meglio: mi tiro giù le maniche, m'asciugo il sudore, tralascio i capelli - di cui ostento la "terra" che è stata, per loro, lieve - e mi blocco. La mano destra al cuore, il pugno (il solito) alzato e lo sguardo alla modesta e sobria (s'usava già così, caro mario) lapide che ritrae, in bassorilievo, un Partigiano con cartucciera e fucile. Poi, con l'altra mano bacio su "...non morrete mai...", una volta (sobrietà ostentata), sguardo fisso che penetra l'immagine che mi sta davanti onde ipotizzare un dolore lontano grazie al quale noi, ora, siamo qui a scrivere in libertà qualsiasi cosa ci passi per la mente.
A pochi passi da me, su d'una panchina assolata, due avvinazzati scrutano il mio Garmin (a me così è sembrato...) per farne trofeo, di lì a poco, o merce di scambio per qualcosa che non oso immaginare. Fiuto l'inghippo e scatto per il rush finale, salutando il Partigiano che da là mi osserva, forse compiaciuto.
Rieccomi in piazza della Vittoria, e taglio il traguardo. Primo. Ero l'unico a gareggiare.
A casa - abito lì, ve l'ho già detto - frizzo per raccontare tutto a Piera, che mi guarda, bellissima, e alla fine del racconto mi fa:
"Dai, lavati chè ti porto al mare".
Bella vita, eh?
Statevi bbbbene e bbbbuon 25 aprile

 



 

Direttore Responsabile: Maria Mantello 

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