Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"

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Benedetto profilattico. L’eccezione che conferma la dottrina


di Maria Mantello

Nelle parole di Benedetto XVI nessun via libera all'uso del preservativo, ma una pseudo apertura strumentale a ribadire la morale cattolica in materia di esercizio della sessualità.

Paolo VI nel 1968, in piena rivoluzione sessuale, condannava con l’Humanae Vitae i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio e ogni uso di metodi contraccettivi artificiali. «Il matrimonio – si legge nell’enciclica – è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno di amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite», e pertanto «qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita».
Benedetto XVI in occasione del 40° dell’Humanae Vitae ne riaffermava i contenuti: «La possibilità di procreare una nuova vita umana è inclusa nell’integrale donazione dei coniugi. Se, infatti, ogni forma d’amore tende a diffondere la pienezza di cui vive, l’amore coniugale ha un modo proprio di comunicarsi: generare dei figli. [...] È questo il nucleo essenziale dell’insegnamento che il mio venerato predecessore Paolo VI rivolse ai coniugi e che il Servo di Dio Giovanni Paolo II, a sua volta, ha ribadito in molte occasioni, illuminandone il fondamento antropologico e morale».
Una continuità, che seppure con un linguaggio adattato ai tempi, riaffermava anche la tradizione dottrinaria della Chiesa. Si pensi ad esempio a quanto sosteneva s. Agostino: «se infatti si elimina la procrezione, i mariti non sono altro che turpi amanti, le mogli prostitute, il talamo un bordello». (Contra Faustum manichaeum, 15); Buono è il rapporto sessuale che procede da retta intenzione (procreare, ndr) ma è peccato se i coniugi cedono al piacere» Contra secundum Iuliani, 4.29). Su questa strada del “matrimonio rimedio” che giustificherebbe il rapporto sessuale, s. Tommaso d’Aquino innestava qualche secolo dopo il “matrimonio-medicina sacramentale”: «Contro il piacere sessuale era necessario usare una medicina speciale per mezzo di un sacramento» (Summa Theologiae, III q.65 a.1 ad 5).
Questo dibattersi tra il crescete e moltiplicativi e il tormentone della colpa, ha indotto anche ad inventare singolari deterrenti, come quello consigliato dal maestro di Innocenzo III, il cardinale Uguccione. Si tratta del così detto abbraccio riservato, ovvero interrompere il rapporto sessuale ogni qual volta ci siano avvisaglie di imminente orgasmo. Questa pratica, che ha occupato grande spazio nella trattatistica teologica, è stata consigliata dai confessori per secoli. Si pensi che l’eminente teologo tedesco Bernard Haring, continuava a suggerirlo ancora negli anni Sessanta, al fine «di conquistare un dominio assoluto sull’istinto e di curare la piena manifestazione dell’amore senza la ricerca di una soddisfazione completa» (La legge di Cristo, Morcelliana, Brescia, 1968, vol. III, p.441).
La preoccupazione di una sessualità svincolata dal mettere al mondo figli non è stata mai dismessa. E se confrontiamo le affermazioni di s. Agostino, a cui sopra accennavamo, vediamo che non discostano molto da quelle di papa Wojtyla che predicava: «ciascun uomo deve guardare dentro di sé e vedere se colei che gli è affidata come sorella nella stessa umanità, come sposa, non sia diventata nel suo cuore oggetto di adulterio». (Mulieris Dignitatem, 14).
Insomma la castità è tra i valori cattolici per eccellenza, con un’unica eccezione: il rimedio-medicina sacra del matrimonio. A tutto questo il credente è ancora vincolato dall’attuale Catechismo: «ogni battezzato è chiamato alla castità. […] Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a condurre una vita casta secondo il loro particolare stato di vita» (canone 2348); «Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione». (canone 2351). «È intrinsecamente cattiva ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo e come mezzo, di impedire la procreazione» (canone 2370) .
Papa Ratzinger ha sempre riaffermato il sacro principio dell’intenzionalità procreativa anche di fronte al flagello dell’AIDS, attirandosi forti critiche, se non il dileggio, quando nel 2009 aveva detto: «Il problema dell'Aids non si può superare con la distribuzione dei preservativi, che anzi lo aggravano».
Ma la questione Aids-profilattico si agitava da tempo anche nel collegio cardinalizio. Si pensi ad esempio a Carlo Maria Martini o a George Cottier, che invitavano a considerare il preservativo "male minore" per contrastare il dilagare dell'Aids. Una moderata apertura. Un uso non ordinario del condom. Una eccezione, che confermava le regole dottrinarie.
Insomma una sorta di rapporto sessuale contestualizzato, ma sempre per ribadire la morale cattolica in materia di esercizio della sessualità. E di questo sembrerebbe essersi convinto anche Benedetto XVI, che non parla certo ex cattedra, ma attraverso un libro intervista, Luce del mondo, del giornalista tedesco Peter Seewald.
Il profilattico resta tuttavia e sempre un sistema anticoncezionale, e come tale adultera e prostituisce il rapporto sessuale, pertanto, afferma il pontefice può essere solo visto come cura del disordine morale: «Quando un prostituto usa un profilattico ci può essere un primo passo nella direzione di una moralizzazione, una prima assunzione di responsabilità sulla strada del riconoscimento che non tutto è permesso e che ognuno non può fare tutto ciò che vuole».
Insomma il rapporto sessuale che viene praticato dopo la contrazione dell’Aids potrebbe diventare una sorta di medicina sacra, un rimedio per ricordare a chi troppo casto forse non è stato, e che per questo il virus si sarebbe buscato, che in fondo le vie del Signore sono infinite e anche quella del suo riscatto per disintossicarsi dalla droga del sesso.
L’uso strumentale del profilattico allora, più che un’apertura alla modernità, non potrebbe essere soltanto il muro di gomma per far rimbalzare lontano la modernità?

Note

1) cfr. Maria Mantello, Sessuofobia Chiesa Cattolica Caccia alle Streghe, Procaccini editore


2) Il testo in tedesco recita: «Es mag begründete Einzelfälle geben, etwa wenn ein Prostituierter ein Kondom verwendet, wo dies ein erster Schritt zu einer Moralisierung sein kann, ein erstes Stück Verantwortung, um wieder ein Bewußtsein dafür zu entwickeln, dass nicht alles gestattet ist und man nicht alles tun kann, was man will».


(articolo Micromega 21 novembre 2010)

 

 

 


 


 

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