Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"

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Ora di religione islamica a scuola?

No, grazie.

 

 di Gigliola Corduas

 

Un'ennesima provocazione sul fronte dell'insegnamento religioso a scuola viene dalla proposta di inserire un'ora settimanale di religione islamica.

Neppure la motivazione basata sul buon senso, per cui un insegnamento di religione islamica impartito a scuola sarebbe meglio dell'indottrinamento realizzato da un imam estremista, giustifica l'insistenza sul ruolo della scuola in campo religioso, ruolo che proprio non le spetta.

Se è opportuno che la scuola fornisca le informazioni essenziali relative alle grandi religioni come fenomeni  da cui non si può prescindere nella conoscenza della storia, dell'arte, dello sviluppo sociale, culturale ed economico, non è assolutamente proponibile che si creino spazi separati per studenti cristiani, islamici, ebrei, confuciani e chi più ne ha più ne metta, visto il crescente numero di etnie e di professioni di fede presenti nel nostro territorio.

E' la cultura comune che deve crescere, sprovincializzarsi, aprirsi alle grandi dimensioni in cui la globalizzazione ormai ci ha collocato.

Il compito della scuola è sviluppare quella cultura che  è la base della cittadinanza e di cui si alimenta la convivenza civile: in questa non possono mancare elementi di conoscenza relativi alle religioni.

Alle singole persone, alle famiglie spetta invece la scelta di coltivarne gli aspetti attinenti alla formazione spirituale e alla pratica religiosa e rispetto a questi la scuola deve fare un passo indietro rispettando tutte le scelte, a partire da quella di non essere religiosi.  

In una società ormai di fatto multietnica e multireligiosa, bisogna rassegnarsi a lasciare le pratiche di culto e gli indottrinamenti religiosi fuori dalla scuola, a soggetti e istituzioni apposite, siano esse le parrocchie o le madrasse, poiché la scuola di compiti ne ha già tanti e se risponde all'esigenza di formare buoni cittadini allora avrà combattuto, con gli strumenti che le sono propri, la prima battaglia contro l'integralismo, l'inciviltà e l'ignoranza.  

Gigliola Corduas


 

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