Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"

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Di.CO. Il Rabbino li condanna. Ma gli ebrei dissentono. 

di Maria Mantello

Il Rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, interviene su 'Shalom'  di maggio con un articolo intitolato: Dico, quello strano silenzio dell'ebraismo italiano'. Un rabbino però non parla ex cattedra. Il suo intervento resta solo un’indicazione, senza pretese dogmatiche. Così nella comunità si leva forte il dissenso.

"Ci sono due buoni motivi perché questo silenzio debba essere rotto, anche se l'esposizione di questi motivi - premette il rabbino Di Segni - non troverà consenso nel pubblico prima di tutto ebraico e solleverà grosse discussioni". E specifica che il silenzio sinora mantenuto sul tema dagli esponenti ebraici italiani "contrasta da una parte con il fortissimo intervento della Chiesa Cattolica su questo tema e dall'altra con la ormai abituale loquacità ebraica su tanti temi disparati, dalla politica alla bioetica". E continua per affermare che "Il disegno di legge Dico "non è certo il matrimonio omosessuale accettato formalmente in altri Paesi, ma in ogni caso è una prima forma di riconoscimento legale di unioni omosessuali". Si rende conto il rabbino capo di Roma che il suo è un intervento scomodo e che non riscuoterà vasti consensi neanche nel mondo ebraico, ma vuole  ricordare che secondo la tradizione ebraica "la società che sta per compiere queste scelte supera abbondantemente limiti illeciti e nostro dovere è opporsi a queste scelte, non rimanere indifferenti". I Dico, inoltre secondo Di Segni non è detto che potrebbero risolvere i problemi della società italiana: "Forse la società circostante si può permettere (fino a un certo punto) di rimodellarsi secondo le modificate condizioni economiche e sociali, Noi no".

Ma quel Noi non è così totalizzante. E la posizione del Rabbino di Roma crea sconcerto, soprattuto per il vecchio tabù omofobo che evoca. Così c’è chi nella comunità ebraica prende le distanze e critica il suo intervento. E’ il caso di Emanuele Fiano e Gad Lerner, che esprimono una posizione ben più laica e libertaria.

"L'intervento ... del Rabbino Capo di Roma Riccardo di Segni, costituisce a suo stesso dire, la rottura di un silenzio pubblico dell'ebraismo, su temi che stanno dividendo il paese, tra chi considera che esista un limite tra stato laico e indirizzo morale della chiesa cattolica o di altre confessioni e chi no". Dichiara Emanuele Fiano, deputato dell'Ulivo, che aggiunge anche: "Non considero scorretto che il Rabbino Di Segni seppur partendo da una interpretazione tradizionale, sia intervenuto nel terreno della politica. Su questo terreno gli rispondo".

"Non condivido per nulla - aggiunge l'esponente dei Ds - le opinioni di Di Segni, sul piano politico generale perché di fatto schierano la Comunità Ebraica italiana, senza che nessuno ne abbia discusso al nostro interno, e sul piano della nostra tradizione, anche se con il riguardo che si deve alla cultura del rabbino, primo perché quella citata non è l'unica occasione di riferimento nella nostra tradizione all'amore tra uomini, penso per esempio a Samuele 2, 1, vv. 25-26, a proposito del rapporto amorevole tra David e Jonathan, ma sopratutto perchè il contratto ebraico di matrimonio cui si riferisce il testo Talmudico, che santifica la moglie all'uomo, non ha nulla a che fare con i Dico, strumento laico di difesa dei diritti di individui che sono uguali a tutti gli altri individui".

"E nessuno, neanche tra coloro che come me difendono i Dico, fa dell'omosessualità un'esaltazione, semplicemente - fa notare Fiano - difendiamo i diritti di nostre sorelle e fratelli italiani".

"Le parole di Di Segni - dice ancora il deputato dell'Ulivo - diffondono una interpretazione ebraica biblica che riguarda il giudizio sull'omosessualità, che peraltro non condivido, o sul matrimonio, non sull'organizzazione civile dei diritti dei singoli individui in uno stato moderno. E io penso che una società laica, dove ad ogni individuo, a prescindere dal suo credo, dal suo colore, dal suo genere o dalla direzione dove è indirizzato il suo amore, siano garantiti i più ampi diritti civili, è la migliore società dove possa vivere un ebreo, in specie un ebreo europeo che ha conosciuto la tragedia dello stato etico. E comunque la migliore dove possa vivere un individuo di qualunque identità culturale. Perlomeno la migliore - conclude Fiano - dove voglio vivere io".

Anche Gad Lerner rivendica il valore della laicità e prende le distanze dalla linea editoriale di maggio di Shalom: “Che il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, assuma una posizione critica sul riconoscimento legale delle coppie omosessuali -dice il giornalista-  mi pare addirittura ovvio. Mi ha invece profondamente deluso la copertina dubbiosa del mensile ebraico romano "Shalom". Quel "Dico sì o Dico no?" è un titolo solo apparentemente democratico e pluralista. In realtà fotografa il passo indietro, sul fronte della difesa della laicità, compiuto dalla più numerosa delle comunità ebraiche italiane.

Solo due anni fa ricordo di avere partecipato a una conferenza stampa con gli esponenti della comunità romana, nella quale dichiarammo una posizione favorevole all'abrogazione della legge 40 sulla procreazione assistita. Da sempre la minoranza ebraica in Italia si batte in favore di una concezione laica dello Stato (anche perché ha sofferto della pervasività clericale nelle istituzioni).

Oggi arretra nel dubbio, sballotata com'è da neofiti dell'integralismo che s'illudono di tutelare così tradizioni e identità. Desolante: le figure più nobili dell'ebraismo italiano novecentesco si rivoltano nella tomba.

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